sabato 21 aprile 2012

paul krugman


Paul Krugman sull’euro come Beppe Grillo?

20/04/2012 - L'economista premio Nobel vuole la fine della moneta unica, secondo Repubblica. Ma...

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Il giorno dopo l’intervento shock di Beppe Grillo sulla fuoriuscita dell’Italia dall’euro e il ripudio del debito Repubblica riprende un editoriale di Paul Krugman, originariamente pubblicato dal NY Times, titolandolo “L’Europa può salvarsi se si libera dall’euro”. Una scelta molto forzata, visto che il pezzo originale si chiamava “Il suicidio economico dell’Europa”.
LA TESI DI KRUGMAN – Paul Krugman è un premio Nobel assurto a fama mondiale da quando ha iniziato a scrivere editoriali sul New York Times. Grazie alla sua attività pubblicistica Krugman è diventato il più autorevole intellettuale liberal degli Stati Uniti, posizione rafforzata dalla sua credibilità accademica in campo economico. Krugman rivendica la sua formazione keynesiana, ed è sempre stato critico con risposte economiche “liberiste” alla grande crisi iniziata con il crollo di Lehman Brothers. In particolare l’editorialista del NY Times ha sempre criticato le politiche troppo restrittive delle banche centrali, e la cosiddetta teoria dell’austerità espansiva – rivendicata spesso da Giavazzi e Alesina sul Corriere della Sera – che postula una ripresa economica basata su tagli di spesa pubblica. Krugman ritiene invece che sia necessario l’esatto contrario per colmare il gap di output causato dalla recessione. Una visione prettamente keynesiana che contesta l’impostazione ideologica che ha caratterizzato le politiche economiche degli ultimi decenni, anche quelle implementate in questi anni di Lesser Depression. Come sottolinea spesso Krugman, nel lungo periodo Keynes è sempre vivo.
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L’ERRORE DI REPUBBLICA – E’ sicuramente vero che il premio Nobel per l’economia sia il primo, e più autorevole, esponente nel dare una legittimità alla fuoriuscita dall’euro come risposta alla crisi. Ma Krugman, nell’articolo intitolato “Il suicidio economico dell’Europa”, evidenzia in realtà un paradosso. Le politiche dell’austerità di marca tedesca, ovvero la Berlino di Angela Merkel e la Francoforte della BCE, sono così disastrose che condurranno l’Europa alla catastrofe. Ecco perché tanto vale ragionare anche su una fuoriuscita dalla moneta unica, che sarebbe ugualmente catastrofica, come nota con vis polemica l’accademico di simpatie democratiche. Krugman non è nuovo a prese di posizioni molto forti e provocatorie. Questo stile l’ha reso famosissimo, amato dai suoi fan così come disprezzato dai suoi detrattori. Anche con Obama l’editorialista del NY Times era stato molto critico, perché aveva aspramente contestato la sua proposta di stimolo economico, da lui giudicata come ampiamente insufficiente.
BCE ED EURO NEL MIRINO – Per valutare le critiche di Krugman bisogna inoltre anche considerare che l’economista ha criticato la formazione della moneta unica sin dalla sua nascita. Secondo lui l’euro non avrebbe potuto sopravvivere a contrazioni economiche molto marcate, perché si sarebbero ripetute le crisi dei paesi in via di sviluppo che avevano la loro valuta agganciata al dollaro. Per Krugman l’euro è una moneta troppo apprezzata per i paesi in crisi, che avrebbero bisogno di una svalutazione competitiva per rilanciarsi e aggiustare i loro prezzi reali ai livelli più bassi determinati dalla recessione. Questo non è possibile per l’area euro, e la strategia deflazionaria perseguita dall’austerità, soprattutto in fase di non crescita a livello mondiale, aumenta il costo reale del debito, una situazione di strangolamento dei paesi in crisi. La descrizione di Krugman si è oggettivamente dimostrata piuttosto corretta se si valuta quanto successo in Grecia o in Spagna.
QUALE ALTERNATIVA – Il premio Nobel per l’Economia ha sempre contestato la narrazione tedesca della crisi, ovvero che la recessione nell’area euro fosse stata generata da un eccesso di debito negli anni recenti. Una narrazione che è forse pertinente per l’Italia, ma che certo non vale molto per la Spagna, che fino al 2007 aveva raggiunto un avanzo di bilancio. Per Krugman sarebbe essenziale ridurre l’attuale deficit delle partite correnti all’interno dell’area euro, che favorisce gli Stati del Nord e penalizza quelli del Sud, tramite interventi pubblici che possano rilanciare la crescita nelle aree economicamente depresse. Un trasferimento di risorse tipico degli Stati Uniti e che caratterizzò il New Deal di Roosevelt. Altrettanto essenziale sarebbe per Krugman modificare i compiti della BCE, che non dovrebbe contrastare solamente l’inflazione ma stimolare anche la crescita e l’occupazione. Simili tesi sono riprese nel programma di François Hollande, mentre mancano in Beppe Grillo. La vera tesi dell’economista è dunque che senza una vera alternativa l’Europa rischia il crollo, e che per salvare l’intera costruzione della UE questa svolta si deve palesare velocemente.
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venerdì 20 aprile 2012

euro ...misiione impossibile  (di beppe grillo)

Viviamo ormai per pagare gli interessi sul debito pubblico. E' una fornace in cui via via inceneriamo servizi sociali, nuove tasse, risparmi, case, diritti. Mentre alimentiamo questo roveto ardente ci impoveriamo. Più ci impoveriamo, più il debito aumenta e più aumentano gli interessi sul debito. Dopo sei mesi della cura Monti il debito pubblico è cresciuto e si avvicina ai 2.000 miliardi mentre l'occupazione è scesa e per questo, inevitabilmente, nel 2012 diminuirà bruscamente il gettito fiscale. Nel 2013 dovremo pagare oltre 100 miliardi di euro di interesse sul debito, circa un quarto dei 420 miliardi di tasse annuali. Ci stiamo avvitando come un aereo in picchiata per sostenere l'euro e pagare gli interessi accumulati dal Pdl e dal Pdmenoelle durante uno sciagurato ventennio.
A chi paghiamo gli interessi? Il debito pubblico è detenuto soltanto per il 14,3% da famiglie italiane. L'85,7% da banche, fondi e assicurazioni e altri investitori. Il 46,2% all'estero, in prevalenza banche francesi, tedesche, inglesi (*). Le banche sono i nuovi padroni, per nulla disponibili a rinunciare alla loro libbra di carne. A diminuire gli interessi, ad esempio, o a diluire nel tempo la restituzione del capitale. L'Italia non dispone di sovranità monetaria, non è possibile una svalutazione della lira e un riallineamento conseguente dei titoli alla nostra economia che vale molto meno rispetto al momento della loro emissione. Svalutare la lira equivaleva svalutare i titoli. Oggi non è più così. Abbiamo un cappio al collo che non possiamo toglierci e che stringerà sempre di più se non ristrutturiamo il valore dei titoli che valgono il 20/30% in meno del loro valore iniziale. Senza il prestito di mille miliardi della BCE alle banche al tasso dell'1% ,usati per comprare nuovi titoli al 5/6%, l'Italia sarebbe in pre default.
Rimandare il problema non serve. Diminuire gli interessi sul debito nel medio termine e la contemporanea emissione di nuovi titoli di Stato a basso/medio rendimento sono una "mission impossible". Il ricatto è sempre il solito, se non si prosegue su questa strada si esce dall'euro. Ma dall'euro siamo già usciti, l'euro non rispecchia più il valore della nostra economia, al massimo il 60%. Uscire dall'euro non deve essere un tabù. Gran Bretagna e Danimarca sono parte della UE e hanno mantenuto le loro monete. Si può fare, bisogna iniziare a discuterne. Non è mai troppo tardi per tornare indietro da una strada lastricata per l'inferno.
(*) fonte Bankitalia
partiti,la paura fà 90



credo che non andremo mai più a votare,in quanto la casta politica PDL-PD meno L-UDC ha paura, paura si, di chi? loro la chiamano l'antipolitica,la demagogia ecc, la gente onesta che lavora la chiama onestà.
il 20 aprile 2012 a la7 (unica rete che fà intervenire il movimento a 5 stelle) nel programma omnibus c'era una consigliera regione emilia romagna del movimento a 5 stelle......era sola......i rappresentati della casta (pdl-pdmenoL-lega-udc)erano tutti in accordo tra di loro e contro federica salsi (cons,mov.5 stelle), ma lei teneva testa a tutti,non ha nulla da perdere,perchè lei non doveva rendere conto a nessuno,li ha zittati sempre,specialmente sul finanziamento pubblico,visto che il mov.a 5 stelle non lo prende.la paura della casta fà 90,non andremo presto a votare................................................

giovedì 29 marzo 2012

omini d'oro italiani

Napule Napolitano: "Ora rilanciare lo sviluppo e diminuire il debito". INIZIA TU, CHE CI COSTI 5 VOLTE LA REGINA ELISABETTA!

pubblicata da Politici che non hanno MAI lavorato - ELENCO UFFICIALE - MANDIAMOLI A CASA il giorno domenica 25 settembre 2011 alle ore 22.44 ·
- Lo manteniamo dal 1946. Vergogna! -

La regina d’Inghilterra dispone sì e no di 300 dipendenti, il re di Spagna di 543, e il presidente francese di 941 dipendenti, il Quirinale di dipendenti ne ha 2.181, di cui 1.095 ai vertici e agli ordini diretti della presidenza. Gli altri 1.086 sono militari (un organico aumentato del 50% dal 1998).
Questo apparato, un super-ministero, costa ai contribuenti italiani 235 milioni di euro l’anno, 5 volte più di quanto costi agli inglesi la monarchia britannica.
Per un altro confronto: la presidenza federale tedesca costa 19 milioni di euro l’anno e ha 160 dipendenti in tutto – un decimo del Quirinale – fra consiglieri, funzionari, impiegati, addetti alla sicurezza e alla manutenzione.

Uno scandalo che l?italia non può più permettersi...
ma naturalmente nessuno dice nulla, anzi napolitano ci fa puntuale il suo predicozzo giornaliero........

giovedì 1 marzo 2012

il governo (e l'europa ) è delle banche

Il governo delle banche è uno dei temi oggi più discussi. Il debito pubblico dipende in larga parte da operazioni finanziarie che garantiscono delle lobby e pesano su cittadini e imprese. Il signoraggio bancario è un macigno, mentre prestiti e mutui sono soggetti a tassi elevati, variabili. Inoltre, servono forti garanzie per l'accesso al credito. Eppure, a finanziare le banche sono i correntisti, spesso piccoli risparmiatori.
Dallo scorso dicembre, la Banca centrale europea (Bce) ha offerto una garanzia illimitata triennale sui titoli di Stato e altri titoli. Contestualmente, nella Legge Finanziaria del dicembre 2011, un comma assicura la garanzia italiana ai titoli emessi dalle nostre banche. "Questa legislazione - come ha precisato l'economista Loretta Napoleoni - risale al 2009, quando la garanzia statale era giustificata dal fatto che i titoli sarebbero stati immessi nel mercato".
I titoli emessi dalle nostre banche, in realtà, vengono acquistati solo dalla Bce. Il processo è questo: una banca italiana emette titoli e, con una partita di giro, li riacquista. Il titolo assume la garanzia dello Stato italiano e, grazie a questa, viene acquistato dalla Bce con un tasso d'interesse dell'1%. Nella transazione lo Stato trattiene lo 0,5%. La singola banca usa poi questi fondi per acquistare Btp o Bot, che nel dicembre scorso avevano un tasso d'interesse del 7%. Il margine di guadagno per le nostre banche è altissimo; anche ora che il tasso d'interesse praticato sui nostri titoli è sensibilmente diminuito. Di fatto, la Bce sostiene il debito italiano attraverso la mediazione bancaria, che produce titoli che non valgono nulla.
Il problema, come ha osservato Antonio Di Pietro, è che gli aiuti della Banca centrale europea aumentano solo gli utili delle banche. Queste non forniscono credito agevolato alle imprese né sostengono le famiglie con prestiti accessibili. Il leader dell'Italia dei Valori ha denunciato coraggiosamente la speculazione, svelandone retroscena e obiettivi. Si tratta di uno scandalo, in piena fase di recessione. Di Pietro e l'Italia dei Valori si battono perché le banche consentano la ripresa economica. Evidentemente, questo dipende da quanto saranno sostenute le attività produttive e da come le banche vorranno favorire, in concreto, la ripresa dei consumi.

martedì 28 febbraio 2012

monti ha detto

monti ha scoperto l'acqua calda,ha detto : se tutti pagano le tasse si potrebbero abbassare.
condivido e dico a monti: perchè le tasse vengono sempre fatte pagare ai soliti noti? lavoratori dipendenti ,pensionati normali,piccoli artigiani,piccoli commercianti ,proprio questi giorni la finanza si è scatenata contro chi non fà lo scontrino,può essere giusto,ma i veri evasori saranno poi i piccoli artigiani o commercianti?  io credo proprio di no, io andrei a vedere nell'alta finanza,nei grandi patrimoni,nelle esportazioni di denaro all'estero( vedi gli scudati tutti pezzi grossi intrigati in politica o in grosse aziende),andrei a vedere quei migliaia di professori che danno lezioni private al nero a 25/30 euro all'ora, andrei da quei medici che al mattino trascicano i piedi negli ospedali pubblici ed al pomeriggio fanno visite private a 100/150 euro all'ora e senza fattura,e ci devi andare per forza altrimenti non trovi posto in ospedale.
 inoltre potremmo pagare meno tasse se : dimezzassimo lespese militari  24miliardi di euro all'anno,rinunciassimo all'acquisto di 90 cacciabombardieri   10miliardi di euro, dimezzassimo i parlamentari ed i loro stipendi ,vitalizi e privilegi,dimezzassimo i consiglieri regionali ed i loro stipendi e vitalizi, il quirinale costa 6 volte la regina di inghilterra e 4 volte il presidente francese,se abolissimo le province( solo i presidenti,i consiglieri e gli assessori delle 110 prov.costano 2,5 miliardfi di euro all'anno),eliminassimo gli enti inutili (vedi com.montane che gli hanno solo cambiato nome in unione dei comuni,ma di fatto rimangono tutti i loro costi). solo così potremmo avere una tassazione ridotta dal 45% attuale a meno del 30% e stipendi più alti.  mi sà purtroppo che è utopia....ma chissà.

sabato 25 febbraio 2012

le tasse.

Le tasse dovrebbero essere pagate a fronte di un servizio. Tassa c'è quando servizio esiste. Chi paga le tasse è ormai abituato a considerarle un contributo a fondo perduto. Il servizio di solito non c'è e gli italiani lo pagano sempre più spesso privatamente, dagli asili alla sanità. Pagano due e prendono uno. Ci sono abituati.
Rigor Montis, sempre più simile all'allampanato Padre Merrin nel film "L'esorcista", ha introdotto la tassa sul "presunto servizio". Il canone Rai si pagherà infatti anche in assenza di un televisore, sarà sufficiente possedere un pc o un iPhone. La Rai si definisce "servizio pubblico", ma è, più modestamente, un "servizietto ai partiti". Lo sfascio della Rai lo paghino Berlusconi, Fini, Casini, Bersani, gli utilizzatori finali dei telegiornali. Le aziende, nelle quali notoriamente i dipendenti accendono il pc per seguire Vespa, saranno tassate per presunto accesso ai programmi RAI. Belin, se un dipendente fosse sorpreso a guardare Mazza durante la pausa pranzo dovrebbe essere licenziato per incapacità di intendere e di volere. Il presunto servizio è un'invenzione fiscale che può essere applicata a qualunque momento della nostra vita. In futuro sarà introdotto il "Serviziometro" che valuterà i servizi che potresti usare. Se li puoi usare, li devi pagare. Non importa che dei servizi messi a disposizione non te ne freghi di meno. In realtà questa usanza esiste già da tempo per i giornali che paghi anche se non li compri e allora perché non per la RAI? Forse i giornalisti RAI sono meno servi di quelli dei giornali?
Rigor Montis ha aperto una nuova frontiera. Non usi l'autostrada? Paghi comunque un pedaggio forfettario di 500 euro annuali. Tuo figlio non frequenta l'Università? Sborsi lo stesso le tasse scolastiche. Non sei un pescatore e nella tua Regione ci sono dei fiumi? Ti viene richiesto un contributo per la licenza di pesca. E' la via al pareggio di bilancio. Le insegne del tuo negozio fanno ombra sul marciapiede nelle giornate soleggiate? Paghi la tassa sull'ombra anche per quando piove. E piove sempre, governo ladro!

ULTIM'ORA: "Canone per pc, smartphone e tablet. Marcia indietro della Rai dopo le proteste"